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Roma, 25/12/2009 - Un incidente ai danni di Papa Benedetto XVI, prima della messa di Natale nella Basilica di San Pietro, ha riacceso in un istante la paura di un altro episodio di violenza nei confronti di un personaggio istituzionale. A chiarire quanto accaduto durante la processione, sono state le immagini della diretta trasmesse dalla Rai. In esse si vede il Pontefice in processione con i cardinali e i concelebranti, mentre una donna vestita di rosso salta le transenne e gli si getta addosso. A quel punto Benedetto cade a terra e, tra il trambusto generale, si scorge anche la scena della caduta del cardinale Etchegaray. Appena pochi secondi dopo il Papa si rialza, raggiunge l'altare e la messa comincia. Benedetto XVI appare appena un po' scosso, e conduce la celebrazione senza tentennamenti.
Intanto la donna viene fermata. Si tratta di Susanna Maiolo, 25enne arrivata da Roma dalla Svizzera, dove abita. Secondo chi ha avuto modo di parlarle, la ragazza è una «persona disturbata», e non a caso sembra che sia la stessa persona che aveva tentato, durante la messa di Natale del 2008, di avvicinare il Pontefice senza successo. Secondo i primi accertamenti, Susanna non aveva cattive intenzioni e voleva solo abbracciare il Papa, come lei stessa ha detto ai soccorritori che l'hanno trasportata in ospedale tentando di giustificare lo strano gesto.
Nonostante si continui a indagare sull'accaduto, sembra che le immagini trasmesse dalla tv siano state in grado di rassicurare chi aveva subito gridato all'aggressione. A pagare maggiormente le conseguenze di questo episodio è stato senz'altro il cardinale Etchegaray, portato al pronto soccorso vaticano per accertamenti e poi trasferito in nottata al Policlinico Gemelli. Gli è stata diagnosticata la frattura del femore, ma, nonostante questo, chi ha visitato il prelato ha riferito che è di «buon umore» e che le sue condizioni fisiche generali sono «ottime».

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Foto tratte da Corriere.it
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Milano, 13/12/2009 - È terminato con un atto di violenza ai danni di Silvio Berlusconi il comizio tenuto oggi dal premier in piazza Duomo a Milano in occasione della cerimonia di avvio del tesseramento al Pdl. Il capo del governo è stato infatti colpito al volto da un uomo che teneva in mano una statuetta souvenir, una riproduzione in miniatura del Duomo. L'oggetto è stato lanciato da distanza molto ravvicinata attorno alle 18,20, mentre il Cavaliere era intento a salutare i fan accorsi alla base del palco. Proprio tra la folla, nelle vicinanze dell'auto del presidente del Consiglio, si è appostato l'aggressore che, dopo essere riuscito ad eludere la sorveglianza, ha lanciato l'oggetto. Berlusconi, accusato il colpo, si è accasciato con il labbro sanguinante ed è stato fatto sedere nell'automobile dagli uomini della sua scorta, mentre gli agenti di polizia hanno provveduto a fermare il contestatore. Si tratta di Massimo Tartaglia, 42 anni, un grafico residente a Cesano Boscone e senza precedenti penali. Per lui è stato formalizzato l'arresto con l'accusa di lesioni personali aggravate dalla qualità della persona offesa e dalla premeditazione perché in tasca gli è stata trovata anche una bomboletta di spray al peperoncino. Secondo quanto riferito dalla Digos, non risulterebbe associato a movimenti antagonisti. Smentite le prime voci secondo cui Tartaglia era in cura da dieci anni al Policlinico di Milano per disturbi mentali, risulta che l'aggressore è stato in cura fino al 2003.
Un testimone, interpellato da SkyTg24, ha affermato la persona che ha aggredito il capo del Pdl «non sembrava normale». Ma il padre dell'aggressore, Alessandro Tartaglia, ha dichiarato ai cronisti: «Se avessimo immaginato cosa voleva fare Massimo, lo avremmo fermato». Da parte sua, al momento dell'arresto, Massimo Tartaglia si è detto innocente e ha affermato: «Io non sono nessuno».
Il premier Berlusconi è stato immediatamente trasportato all'ospedale San Raffaele, per essere visitato e medicato. Il primo bollettino dell'ospedale parlava di perdita copiosa di sangue con lesione lacero-contusa interna ed esterna e due denti lesi, di cui uno superiore fratturato. Il primario del reparto di anestesia e rianimazione, Alberto Zangrillo, medico di fiducia del premier che si trovava in piazza al momento dell'aggressione, ha poi spiegato che la prognosi è di 20 giorni in quanto la tac ha evidenziato anche una frattura del setto nasale, oltre ad una ferita lacero-contusa che ha richiesto punti di sutura al labbro inferiore. «È molto scosso, abbattuto e dispiaciuto», ha detto il primario.
Ad ogni modo, anche in questa situazione di evidente disagio Berlusconi non ha mancato di mostrarsi ai suoi sostenitori prima di essere trasportato all'ospedale per rassicurarli, per poi ribadire che niente potrà fermarlo.
E le dichiarazioni infiammano le polemiche - Intanto monta la polemica alla luce delle diverse dichiarazioni delle forze politiche. Se il capo dello Stato Giorgio Napolitano esprime «la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del presidente del Consiglio» facendo un appello «perché ogni contrasto politico e istituzionale sia ricondotto entro limiti di responsabile autocontrollo e di civile confronto», dall'altra parte arriva la dichiarazione di Di Pietro, destinata a irritare il Pdl: «Io non voglio che ci si mai violenza - afferma il leader IdV - ma Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza». «Le dichiarazioni di Antonio Di Pietro sono inaccettabili, non si può in alcun modo giustificare un atto di violenza» ha affermato subito dopo il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha definito quello di oggi «un brutto giorno per l'Italia»". Da parte sua, il leader Idv ha precisato: «Come al solito quando si tratta di criticare l'Idv i soliti 'Solonì capiscono fischi per fiaschi. Ribadisco allora che noi tutti deploriamo e condanniamo l'aggressione subita dal presidente del consiglio. Ci mancherebbe altro!». «Però - ha aggiunto - non può e non deve legittimare e giustificare la dilagante esasperazione che l'assenza di politiche economiche e sociali di questo governo sta provocando nei confronti di migliaia di lavoratori e padri di famiglia».
L'aggressore confessa, ma non giustifica il gesto - Dopo quattro ore di interrogatorio, prima di essere trasferito nel carcere di San Vittore, Massimo Tartaglia ha deciso di confessare e spiegare la dinamica del suo gesto. Il 42enne non ha giustificato l'atto compiuto, ma ha ammesso di esserne il responsabile. Tartaglia ha spiegato che era andato al Duomo per assistere al comizio del premier e che aveva deciso di andarsene quando ancora il premier era sul palco, dissentendo dalle sue parole. Il grafico stava raggiungendo la metropolitana quando le grida di alcuni contestatori hanno attirato la sua attenzione. A quel punto, Massimo è tornato indietro attraverso una strada laterale ed è giunto nelle vicinanze di Berlusconi, per poi colpirlo con la statuetta comprata poco prima su una bancarella.
Dalla confessione di Tartaglia non è emerso quindi il motivo del gesto. Accertati i problemi psicologici dell'uomo, gli inquirenti puntano ora a scoprire la sua rete di conoscenze, nel timore che, proprio trattandosi di un individuo psicolabile, Tartaglia sia stato manovrato da qualcuno.

Foto tratte da Corriere.it
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A Milano la "fase due" della vaccinazione contro il virus H1N1. Fazio: non affollate gli ospedali. Sono 17 i morti in Italia

Milano, 01/11/2009 - Nel giorno in cui anche a Milano, dopo le province di Brescia, Mantova e Cremona, scatta la seconda fase della campagna di vaccinazioni contro l'influenza A, che prevede l'immunizzazione di bambini a rischio, donne in gravidanza al secondo e terzo mese e adulti fino a 64 anni con patologie, per un totale di 150/200mila soggetti secondo le stime delle Asl, dal viceministro alla Salute Ferruccio Fazio arriva l'appello a «non andare al pronto soccorso, ma chiamare il medico e andare all'ospedale solo in presenza di sintomi giudicati gravi dal medico». Il nuovo messaggio di Fazio è motivato dalla necessità di evitare di intasare il sistema, già messo a dura prova in molte province italiane a causa di una "corsa" al vaccino sotto la spinta della paura nei confronti del virus H1N1, che attualmente nel nostro Paese ha provocato la morte di 17 persone. Tra queste, due bambini ai quali si aggiunge un terzo ancora non confermato a Roma. Almeno 30 persone, poi, risultano ricoverate in ospedale per aver contratto l'influenza suina.
Il vero boom di morti ha interessato Napoli, dove l'influenza A ha ucciso otto persone, e l'Alto Adige. Il numero delle vittime del nostro Paese fa sì che la letalità italiana, ovvero l'incidenza di mortalità del virus H1N1, risulti la metà rispetto alla media europea.
Sulle morti provocate dall'influenza A, il viceministro Fazio ha cercato di frenare gli allarmismi spiegando che la febbre suina «fa vittime perché è una influenza e come è noto le influenze sono malattie contagiose che provocano anche vittime, quindi è normale che ce ne siano». Fazio ha ribadito che l'influenza stagionale dello scorso anno ha fatto più morti (8.000 casi). Quanto alla vaccinazione, il viceministro ha spiegato che è fortemente consigliata alle donne in gravidanza dal terzo mese in poi. Queste ultime, infatti, «hanno 4 volte il rischio di sviluppare sintomi». La nuova influenza, ha aggiunto il viceministro, «colpisce i bambini più di quanto non li colpisca la stagionale, perché è un ceppo virale completamente nuovo che non trova ricordi immunitari nei bambini, mentre le persone anziane sono state esposte in passato a virus simili». Il fatto che colpisca i bambini, ha aggiunto Fazio, «non significa che sia necessariamente grave, ma i bambini agiscono da moltiplicatore».
Intanto la campagna di vaccinazioni si sta dimostrando puntuale, con nuovi vaccini pronti per essere distribuiti in tutta Italia. La Croce Rossa consegnerà domani in tutta la penisola un milione e 200 mila dosi. Si tratta della terza distribuzione ad opera della Cri che prenderà il via da Pomezia (Roma) e da Milano. «Al 30 di ottobre tutte le Regioni avevano ricevuto la quota capitaria per un totale di un milione di vaccini. Si arriverà a due milioni alla fine della prossima settimana e a sei milioni alla fine del mese di novembre» ha spiegato il viceministro alla Salute.
Quanto al "caso Campania", di cui molti hanno parlato a fronte di un'incidenza tre volte superiore al resto d'Italia, Fazio ha affermato che non è possibile parlare di "caso". Al momento, al Cotugno di Napoli, sono ricoverate 43 persone, 5 delle quali in rianimazione. I carabinieri del Nas di Napoli hanno acquisito le cartelle cliniche dei pazienti deceduti nel capoluogo campano positivi al test del contagio dell'influenza H1N1. Su delega del pm Bisceglia, è stata acquisita la documentazione clinica negli ospedali Cotugno e Cardarelli. In particolare, è stato aperto un fascicolo sulla morte di Emiliana D'Auria, la bambina undicenne deceduta al Santobono, con l'obiettivo di verificare, come ha affermato il procuratore della Repubblica di Napoli Lepore, «se ci siano ipotesi di reato, per capire effettivamente la natura di questo virus, come abbia avuto un ruolo nella morte della bambina, se c'erano malattie pregresse».

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Foto tratte da Corriere.it
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Napoli, 29/10/2009 - Due videotape, resi pubblici dalla Procura di Napoli, testimoniano l'altra faccia della realtà quotidiana del capoluogo campano, quella insanguinata dai crimini commessi dalla camorra. Le immagini, riprese dalle videocamere di sorveglianza di una caffetteria lo scorso 11 maggio, tanto inquietanti quanto surreali al punto che l'osservatore fatica a realizzare che non si tratta di scene di finzione, sono fin troppo chiare: un uomo fuma sull'uscio del bar Vergini, nel popoloso quartiere Sanità, nel centro di Napoli; l'uomo, ignaro del destino che qualcuno ha scritto per lui, si chiama Mariano Bacioterracino, ha 53 anni, è vicino al clan Misso ed è uno specialista in rapine in banca, noto anche come il "mago del buco", dal nome della tecnica utilizzata per accedere alle casseforti. Fuma con tranquillità quella che sarà la sua ultima sigaretta. Mariano, infatti, sta per essere ucciso, davanti ai passanti, per strada. Il "palo", a volto scoperto, segnala al killer con uno sguardo e toccandosi l'orologio che l'uomo davanti alla caffetteria è la vittima prescelta. Il killer arriva al bar, con l'arma nascosta sotto la giacca. Una donna, che ignara di quanto sta per succedere si ferma un istante a grattare un biglietto della lotteria istantanea, si frappone tra l'assassino e la vittima. Il killer entra allora all'interno del bar, per tornare un minuto dopo. Forse chiama per nome Mariano Bacioterracino; gli occhi della vittima e del carnefice si incontrano una sola volta, prima che quattro colpi di pistola uccidano il "mago del buco", che cade a terra, esangue, mentre il suo esecutore mostra le corna.
Fuori quadro spunta una moto, pronta a portare il più lontano possibile l'assassino.
Ancora una volta la mafia ha colpito a volto scoperto. Per una volta, ancora, tra l'indifferenza delle persone.
La Procura di Napoli ha deciso di rendere pubbliche le immagini del video choc allo scopo di poter dare un nome agli assassini di Mariano Bacioterracino. Intanto, Walter Veltroni, componente della Commissione Antimafia, ha affermato che si tratta di "un'ermegenza agghiacciante". Il mondo della politica ha deciso di offrire una ricompensa di 2000 euro a chi contribuisce a dare un nome agli assassini.
Aggiornamento 31/10/2009 - Identificato il killer del filmato - La diffusione del filmato, da parte della Direzione distrettuale di Napoli, sembra aver sortito gli effetti sperati. E' stato infatti riconosciuto il killer che il 3 maggio scorso ha ucciso Mariano Bacioterracino. Si tratta di un pregiudicato napoletano, al momento latitante. Quanto all'uomo che, secondo la polizia, avrebbe fatto da "palo", a finire accusato è un dipendente comunale, riconosciuto da più persone. Ma l'accusato ha smentito il proprio coinvolgimento nella vicenda.
Al momento si attendono i provvedimenti dei titolari dell'inchiesta, il procuratore Sandro Pennasilico e il pm della Dda Sergio Amato, che dovrebbero pronunciarsi nelle prossime ore.
Aggiornamento 19/11/2009 - Fermato lo spacciatore Costanzo Apice - A meno di un mese dalla diffusione del video choc che riprende l'esecuzione di Mariano Bacioterracino, oggi le forze dell'ordine hanno arrestato il presunto killer nei pressi di Castel Volturno (Caserta). Si tratta di Costanzo Apice, 27 anni, originario del Rione don Guanella di Napoli, noto come piccolo spacciatore. Sono state le stesse forze dell'ordine a identificare il presunto sicario, probabilmente grazie alle informazioni ottenute da un affiliato ai clan di Secondigliano. Non è ancora chiaro, invece, il movente del delitto: secondo gli inquirenti, Terracino potrebbe essere stato ucciso per una «tardiva vendetta trasversale». Confermerebbe questa tesi il fatto che il pregiudicato era l'ultimo in vita dei presunti assassini del boss di Afragola, Gennaro Moccia, ucciso negli anni '60.

Foto tratta da Corriere.it
Il video, con il commento di Roberto Saviano, è ottenuto da Youtube
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Pier Luigi Bersani eletto segretario del Partito democratico con il 50% dei voti: «Saremo alternativa e non opposizione»

Milano, 26/10/2009 - Tre milioni di elettori, secondo quanto annunciato dal responsabile organizzativo del Pd Migliavacca, recatisi ieri alle urne, hanno deciso che Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Partito democratico. Sono state così confermate le prime indiscrezioni che già nella giornata di ieri il comitato elettorale dell'ex ministro aveva diramato, che vedevano Bersani in testa con il 50% dei voti. Ma ad incoronare ufficialmente Bersani sono stati i primi risultati arrivati alla mezzanotte di ieri. L'ex ministro ha ricevuto l'investitura direttamente dal principale sfidante Dario Franceschini, che, poco prima del verdetto ufficiale, dai microfoni della sala stampa allestita nella sede del Pd aveva annunciato la sua volontà di riversare i propri consensi a chi avesse avuto anche un solo voto più di lui.
La prima dichiarazione del neosegretario è stata rilasciata via Twitter poco prima delle 23 di ieri: «Dentro la vittoria di tutti c'è anche la mia». Poco più tardi, nella sede del Pd, Bersani ha poi affermato: «Gli iscritti e gli elettori non sono due razze diverse, io l'ho sempre detto. Farò il leader a modo mio - ha affermato l'ex ministro - come uno che pensa che il Pd non può essere il partito di un uomo solo. Un grande partito popolare è un collettivo di protagonisti e questa sarà la chiave del mio lavoro». Spiegando che il suo sarà un «partito dell'alternativa» e non solo di opposizione e che fin da subito cercherà di coinvolgere sia Franceschini sia Marino, Bersani ha detto di voler tornare allo spirito dell'Ulivo, al dialogo con il resto delle forze di opposizione e ha annunciato che il primo atto sarà quello di incontrare lunedì mattina (oggi, ndr) un gruppo di artigiani a Prato, una delle aree del Paese che accusano fortemente la crisi economica. Bersani non ha risparmiato una frecciata contro il Pdl, dicendo: «Noi siamo orgogliosi di essere quelli che stanno costruendo un partito. Chi fa un partito realizza la costituzione repubblicana che parla di partiti e non di "popoli". Questo mette l'Italia al pari delle altre democrazie mondiali che non hanno partiti con dei padroni».
Il terzo contendente, Ignazio Marino, ha commentato il risultato dicendosi soddisfatto del fatto che «la nostra mozione si colloca tra il 10 e il 20%, vuol dire che i tempi dell'ambiente e dell'energia, la lotta al precariato, la diminuzione delle tasse per chi vive di lavoro dipendente o pensione e i diritti per tutti diventano temi che entrano di forza nel dna del Partito democratico».

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Al via la campagna di vaccinazione. E' direttore del servizio di igiene pubblica della Asl di Milano il primo vaccinato in Italia

Milano, 14/10/2009 - Dopo l'arrivo nei magazzini delle Regioni di 500 mila antidoti contro il virus H1N1 il 15 novrembre scorso, oggi a Milano è stata immunizzata la prima persona in Italia. Si chiama Giorgio Ciconali ed è medico e direttore del servizio di igiene pubblica della Asl di Milano.
A praticare l'immunizzazione è stato l'assessore alla Sanità della Regione Lombardia, il medico e cardiochirurgo Luciano Bresciani, che ha affermato soddisfatto: «Abbiamo appena varato la sconfitta del virus suino». Bresciani ha poi spiegato che nel corso di questa giornata si procederà con altre vaccinazioni, aumentandole fino a portarle a regime nei prossimi giorni. Ogni due-tre giorni, come da programma, il Ministero della Salute invierà in Lombardia nuove dosi del vaccino.
Il viceministro della Salute Ferruccio Fazio, che l'11 settembre scorso aveva firmato l'ordinanza per le vaccinazioni, ha sottolineato che "siamo in anticipo" sui tempi stimati inizialmente per la consegna del vaccino. Fazio ha poi spiegato che la spesa per la campagna di vaccinazione «potrebbe anche essere inferiore ai 400 milioni di euro, se basta una sola dose di vaccino". E ha proseguito: "Abbiamo la strategia vaccinale con la previsione di popolazione da immunizzare, circa il 40%, più bassa d'Europa, perché riteniamo che questo dato sia sufficiente a eradicare il virus entro l'estate. Speriamo sia la decisione giusta».
La consegna alle Regioni - Le prime dosi del vaccino contro il virus H1N1 responsabile dell'influenza A, sono state consegnate alle Regioni lunedì scorso. Si tratta di 500 mila antidoti riservate per la vaccinazione del personale sanitario (medici di famiglia, pediatri di libera scelta, addetti al pronto soccorso), poco più di 8,5 milioni di persone che rappresentano la fetta di popolazione in cima alla lista di chi deve evitare di contrarre l'influenza. La consegna del vaccino alle Regioni per immunizzare la popolazione che rientra nella prima tranche avverrà fino al 15 novembre. Sono due le fasi previste dal Ministero della Salute, la prima delle quali è prevista entro il picco previsto a Natale (compreso un richiamo), mentre la seconda per i primi mesi del nuovo anno. Al termine delle due fasi risulterà vaccinato il 40% della popolazione, circa 24 milioni di persone, come previsto dall'ordinanza del Ministero.

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Foto tratte da Corriere.it
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L'Alta Corte: «Il Lodo Alfano è illegittimo». Berlusconi: «Undici giudici di sinistra». Pecorella: legislatura non finirà

Roma, 07/10/2009 - Altolà al Lodo Alfano. Al secondo "giro di tavolo", dopo che ieri la camera di consiglio si era chiusa con un nulla di fatto ed era stata aggiornata alle 9,30 di oggi, alle 18 la Corte Costituzionale, chiamata a decidere le sorti della norma che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello Stato (i presidenti di Camera e Senato, della Repubblica e del Consiglio) ha dichiarato «illegittimo» il provvedimento. Con decisione presa a maggioranza (9 contro 6), i quindici giudici delle leggi riuniti nel segreto della Sala Pompeiana di palazzo della Consulta, hanno bocciato il Lodo Alfano per violazione dell'articolo 138 della Costituzione, laddove il lodo fu varato dal Parlamento a luglio 2008 facendo ricorso a una legge ordinaria e non con un ddl costituzionale; inoltre il provvedimento è stato dichiarato non in linea con la Carta del 1948 per violazione dell'articolo 3, ovvero il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.
L'Alta Corte ha accolto i rilievi mossi dal Tribunale di Milano, sede di due procedimenti a carico del premier Silvio Berlusconi, ossia i processi per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.
Sono state invece respinte le questioni di legittimità costituzionale proposte dal gip del Tribunale di Roma, che aveva sollevato un ricorso nell'ambito dell'inchiesta della Procura capitolina sulla presunta compravendita di senatori eletti all'estero nella passata legislatura, all'epoca del governo Prodi. I pm avevano chiesto l'archiviazione delle accuse a carico di Berlusconi, mentre il gip sosteneva che il Lodo Alfano andasse applicato anche nella fase delle indagini preliminari.
A poche ore dal verdetto della Corte, uno dei tre avvocati difensori di Berlusconi, Gaetano Pecorella, che ieri aveva sostenuto le ragioni del Lodo Alfano di fronte ai giudici della legge, ha lanciato una stilettata contro chi auspica conseguenze negative per la tenuta del governo a seguito dell'annullamento di una legge che, di fatto, ha un'ampia portata politica: «Il risultato non cambia il quadro politico - ha affermato Pecorella - qualunque esso sia. Se fosse negativo, non sarebbe una sentenza di condanna per Berlusconi, ma riaprirebbe soltanto i processi. Quindi il ricorso alle urne non avrebbe senso, anche perché abbiamo già ora una forte maggioranza e la legislatura deve andare avanti».
Intanto, a verdetto pronunciato, a palazzo Grazioli sono accorsi i leghisti Umberto Bossi e Roberto Calderoli, insieme con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il capogruppo del Pdl alla Camera Cicchitto, ricevuti da un premier che ancora una volta ha ribadito: «Dobbiamo governare cinque anni, con o senza lodo».
Il presidente del Consiglio non ci ha pensato due volte a mettere in dubbio il fatto che la sentenza si sia basata su scelte tecniche e giuridiche, sostenendo la tesi che sono state scelte di natura politica a determinare il verdetto della Consulta. «La Consulta è di sinistra» ha affermato Berlusconi, che ha detto di non aver mai confidato in una sentenza pronunciata da «undici di sinistra».
Colui che da il nome al lodo, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, ha parlato di «sentenza che sorprende per l'evocazione dell'articolo 138». E ha aggiunto: «La Corte Costituzionale dice oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel 2004 nell'unico precedente in materia». «È incomprensibile - ha concluso il ministro - come giudici costituzionali abbiano potuto spendere, nel 2004, pagine su pagine di motivazioni relative alla rinunciabilità della sospensione processuale, alla sospensione della prescrizione e tanto altro ancora senza fare alcun riferimento alla necessità di una legge costituzionale».
Durissima la critica mossa dal capogruppo del Pdl in Senato, Maurizio Gasparri, che ha affermato : «La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perché smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica, che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione. È una giornata buia per che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità».
Intanto dall'opposizione arriva il plauso a quanto deciso dalla massima autorità giuridica. Parlando a Ballarò, ieri sera il leader del Pd Dario Franceschini aveva detto che la bocciatura del lodo Alfano avrebbe potuto spingere Berlusconi a «reagire in un modo poco democratico», quasi evocando, sulla scorta di quanto detto martedì dall'avvocato dello Stato Glauco Nori davanti alla Corte Costituzionale, il «danno irreparabile» che dovrebbe causare la funzione di governo trascurata a causa della riattivazione dei processi a suo carico.
I procedimenti a carico di Berlusconi:
- Diritti tv Mediaset: E' il procedimento scaturito dalle indagini sulla compravendita dei diritti televisivi e cinematografici di società Usa per 470 milioni di euro, che Fininvest avrebbe effettuato per tramite di due società off-shore negli anni '94-'99
- Corruzione Mills: Il 17 febbraio 2009, il Tribunale di Milano ha condannato in primo grado l'avvocato britannico David Mills a quattro anni e sei mesi di reclusione, con l'accusa di corruzione giudiziaria. Al centro del procedimento c'è l'accusa secondo cui Berlusconi nel '97 avrebbe fatto inviare 600.000 dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone, le informazioni sulle due società off-shore responsabili della creazione di fondi neri per conto di Mediaset
- Mediatrade: si tratta di un procedimento, ancora in fase di indagini, al centro del quale c'è l'accusa scondo cui Berlusconi si sarebbe macchiato di appropriazione indebita, insieme all'uomo d'affari egiziano-statunitense Frank Agrama e a cinque manager Mediaset
- "Compravendita" di senatori: Berlusconi è indagato per istigazione alla corruzione nell'inchiesta in cui si ipotizza la compravendita di due senatori del centrosinistra, eletto all'estero, durante l'ultimo governo Prodi, con lo scopo di farli passare nelle file del centrodestra durante il voto sulla legge finanziaria. La procura di Roma aveva chiesto l'archiviazione e il gip Orlando Villoni aveva sospeso la sua pronuncia nel merito in attesa della decisione della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano.
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Foto tratte da Corriere.it
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La norma sulla sospensione dei processi per le alte cariche al vaglio della Corte. La difesa: "il premier primo super pares"

Roma, 06/10/2009 - E' arrivato il giorno cruciale per il destino del discusso Lodo Alfano, la norma che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Gli inviati dei media italiani e stranieri si sono accalcati in massa intorno al palazzo della Consulta (nella foto), in cui si sono riuniti i quindici giudici della Corte Costituzionale per stabilire se la legge sia in linea con la Costituzione, alla luce della funzione da essa svolta nella sospensione dei processi a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
A creare un clima di attesa da parte di fautori e contrari al Lodo Alfano è la possibilità dell'apertura di differenti scenari una volta che i giudici avranno pronunciato la sentenza. Tre sono le possibili soluzioni: il no ai ricorsi e quindi il via libera al Lodo Alfano così com'è; l'accettazione parziale con la dichiarazione di parziale incostituzionalità del Lodo, le cui parti non approvate dalla Consulta potrebbero essere modificate con un disegno di legge; e, infine, la bocciatura integrale della legge, come avvenuto per il precedente Lodo Schifani. In quest'ultimo caso, secondo molti, al decadimento della norma farebbe seguito il ritorno del premier in tribunale.
Ad ogni modo, la sentenza dovrebbe arrivare al termine della camera di consiglio prevista per questo pomeriggio, ma non si esclude la possibilità di un rinvio, che potrebbe andare anche alla prossima settimana, nel caso in cui un giudice chieda tempo per lo studio degli atti.
L'intervento della Procura di Milano non è stato ammesso dall'Alta Corte, motivo per cui il professor Alessandro Pace, che aveva presentato memorie alla Consulta per sostenere l'illegittimità del Lodo a nome della procura milanese, non potrà intervenire nell'udienza pubblica. E' così andato al giudice e costituzionale e relatore Franco Gallo (nella foto a sinistra) il compito di presentare le questioni di illegittimità avanzate dalle sedi che ospitano i tre procedimenti a carico del premier, ovvero quelle del Tribunale di Milano e del gip di Roma.
Poi è stata la volta dell'arringa difensiva. «La legge è uguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione» ha detto l'avvocato Niccolò Ghedini durante il suo intervento, e ha sottolineato come con il Lodo «realizzato con una legge ordinaria, è un edificio costituzionalmente resistente». Gaetano Pecorella (nella foto a sinistra), altro avvocato del premier, sottolineando che «in quasi tutti i Paesi d'Europa esiste uno strumento simile» ha poi aggiunto che «con la legislazione attuale il presidente del Consiglio non può più essere considerato 'primus inter pares', ma di fatto è un 'primus super pares'». Lo stesso Pecorella aveva auspicato che la Corte Costituzionale decidesse «con serenità tenendo conto solo degli aspetti giuridici e dimenticando le questioni politiche» e aveva ricordato come il Lodo Alfano sia «anche frutto delle indicazioni che l'Alta Corte diede nel 2004" quando bocciò il Lodo Schifani».
Infine, il terzo legale di Berlusconi, Piero Longo, ha spiegato il motivo per cui a parere del collegio difensivo il Lodo Alfano non è un'immunità: «Il Lodo - ha affermato l'avvocato - non è legato alla mera carica o alla funzione, ma all'espletamento di una complessa attività da parte di un'alta carica». Difatti - ha aggiunto Longo - «nel difficile sistema geopolitico in cui viviamo», con i numerosi appuntamenti internazionali nell'agenda del premier, sarebbe per lui «impossibile» svolgere contemporaneamente il suo incarico e tutelare il diritto di difesa come imputato. Il rischio sarebbe quello di «dover trascurare gli impegni connessi alla carica costituzionale», tanto più se i processi sono «aggravati da centinaia o migliaia di atti e documenti».
Intanto, l'Avvocatura generale dello Stato ha sostenuto che il Lodo Alfano rappresenta il «male minore» per il nostro sistema giuridico. L'avvocato Glauco Nori ha infatti evidenziato come il problema della contemporaneità dei due interessi (essere carica dello Stato e imputato allo stesso tempo, ndr) non possa essere risolto «concedendo l'impunitá al presidente del Consiglio o togliendogli le funzioni di capo del governo: soluzioni entrambe incostituzionali». Per questo «la sospensione del processo penale, pur se produce sicuramente un danno al sistema giuridico, rappresenta comunque il danno minore».
Aggiornamento del 06/10/2009 19.17 - La camera di consiglio è stata sospesa. Slitta a domani alle 9.30 la seduta segreta dei giudici riuniti nella saletta pompeiana di palazzo della Consulta, dove la Corte Costituzionale deciderà se il Lodo Alfano è in linea con la Costituzione.
La scheda: il Lodo Alfano - Il Lodo Alfano è una norma che prevede lo scudo penale per le quattro più alte cariche dello Stato, ovvero il presidente della Repubblica, i presidenti delle due Camere e il presidente del Consiglio dei ministri. Lo scudo agisce attraverso la sospensione dei processi a loro carico per la durata del loro mandato e anche per fatti antecedenti l'incarico. Il blocco sospende anche i termini di prescrizione.
Una sorta di precedente del lodo Alfano può essere considerato il Lodo Schifani, bocciato nel 2004 dalla Consulta perché prevedeva una sospensione del processo «generale, automatica e di durata non determinata» per le alte cariche.
A luglio 2008 il presidente della Repubblica Napolitano ha ribadito che «a un primo esame» le norme contenute nel Lodo Alfano corrispondono ai rilievi con i quali la Corte costituzionale nella sentenza del 2004 aveva dichiarato illegittimo il Lodo Schifani.
La Corte costituzionale sta esaminando tre ricorsi. Il primo sostiene che il Lodo Alfano viola l'art. 138 della Costituzione perchè introduce con legge ordinaria e non costituzionale una «garanzia aggiuntiva» in deroga «alla generale disciplina in vigore per tutti i cittadini»; il secondo sostiene che il lodo viola l'art. 3, che prevede l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla giurisdizione penale; il terzo che il lodo viola principi dell'obbligatorietà dell'azione penale (art. 112) e del giusto processo (art. 111).

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Foto tratte da Corriere.it (Ansa e Lapresse)

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