Bologna, 03/08/2009 - A ventinove anni dall'eccidio nella stazione di Bologna in cui persero la vita 85 persone per mano di tre esponenti dei Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari), Valerio Fioravanti, 51 anni, ex leader del gruppo, condannato al carcere a vita per una serie di atti criminosi e anche per la bomba che segnò la mattina di quel fatidico 2 agosto 1980, è tornato in libertà. Il pluriergastolano, dichiaratosi colpevole per tutti i delitti commessi tranne che per la strage di Bologna, ha così chiuso definitivamente i conti con la giustizia e potrà, tra l'altro, avviare le pratiche per ottenere la patria potestà sulla figlia e per riottenere il passaporto.
La notizia del ritorno in libertà dell'ex terrorista, insieme con lo strascico di indignazione che si porta dietro per via della disapprovazione provata da più parti nei confronti dell'epilogo della vicenda giudiziaria di Fioravanti, si inserisce in quel clima, avvertito proprio ieri, come vuole una tradizione che dura ormai da anni, nel corso della commemorazione per le 85 vittime della strage, che ha rivelato come la Nazione non ha saputo né voluto dimenticare l'orrore che Bologna provò quella terribile mattina di agosto. Ieri le polemiche hanno preso di mira il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, delegato a rappresentare il governo alla cerimonia, interrotto nel suo discorso da una contestazione dai toni molto forti. "Ai politici non importa niente delle tragedie della gente", recitava uno dei tanti cartelloni mostrati nel piazzale della stazione, a sottolineare che, al di là del fatto che la strage di Bologna fu opera di terroristi di estrema destra, la polemica si estende al governo in generale, lo stesso che tarda a completare i risarcimenti ai feriti a cinque anni dall'approvazione dell'apposita legge, come ha ricordato il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi.
Ma ad aggiungere legna al fuoco delle polemiche, adesso, è proprio la liberazione di Fioravanti. I
familiari delle vittime, i 200 superstiti e le migliaia di cittadini italiani che ogni giorno convivono con il triste ricordo di quanto avvenne il 2 agosto 1980, infatti, non possono accettare il fatto che quel «fine pena mai», impresso sui fascicoli relativi all'ex terrorista, sia stato "aggirato" da una costituzione che prevede per gli ergastolani che abbiano trascorso 26 anni in cella (in realtà molti di meno per via dell'abbuono di tre mesi per ogni anno) la libertà condizionale se hanno tenuto «un comportamento tale da farne ritenere sicuro il ravvedimento». A quel punto, la legge prevede cinque anni di prova senza rientrare in carcere nemmeno la notte, durante i quali restano il divieto di allontanarsi dal Comune di residenza e altri obblighi. Fioravanti, arrestato nel 1981, ottenne quello "sconto" a primavera del 2004, e quindi adesso la sua pena è completamente estinta.
Anche gli altri due condannati per la strage di Bologna sono vicini alla liberazione: Francesca Mambro, è in condizionale da quasi un anno; Luigi Ciavardini, per il quale la sentenza definitiva è arrivata solo nel 2007, è semilibero dal mese di marzo.
Insomma, sentenze definitive incomprensibili e ingiuste agli occhi dell'Associazione "2 agosto 1980", che non a caso per il 29esimo anniversario ha scelto uno slogan pungente: «La certezza della pena in questo Paese è riservata esclusivamente alle vittime e ai loro familiari».
Da parte sua, intervistato dall'Adnkronos, Fioravanti ha commentato l'epilogo della sua vicenda giudiziaria affermando che «dovremmo anche ricordarci che la nostra Costituzione, non a caso, è stata scritta da ex terroristi, da persone che fino al '43 erano considerate ufficialmente dei terroristi. Alcuni di questi "ex terroristi" - ha sottolineato Fioravanti - sono stati anche condannati a morte e poi hanno avuto occasione di scrivere la Costituzione e l'hanno scritta in questo modo. Quindi non è un caso, forse, che la nostra Carta abbia previsto questi meccanismi di riabilitazione».
Ad ogni modo, se la vicenda giudiziaria di Fioravanti ha scatenato le ire dell'associazione dei familiari delle vittime e di tanti cittadini italiani, che parlano di un "errore" commesso anni fa quando fu concessa la condizionale all'ex terrorista senza che sussistesse il requisito fondamentale del ravvedimento (il pluriergastolano si è sempre dichiarato innocente), c'è chi vede in questo finale un raro esempio di speranza per lo stato di diritto in Italia. E' quello che sostengono i Radicali, che considerano quello dell'ex terrorista un caso esemplare. Marco Cappato, del comitato nazionale del movimento, ha affermato: "Il suo caso rappresenta uno dei rarissimi esempi di speranza per lo stato di diritto in Italia». E ha aggunto: «In Italia ci sono circa 200.000 reati che vanno in prescrizione ogni anno, di cui 100.000 sarebbero stati giudicati colpevoli. È questa la vergogna e l'infamia della giustizia in questo paese».
Ma il dibattito sulla strage di Bologna è sempre stato alimentato anche da un altro versante, quello di chi si ostina a cercare quel pezzo di verità necessario a fare luce sulle zone d'ombra che in parte oscurano il caso. Ci si chiede, per esempio, chi fossero i mandanti e gli intermediari - mai intercettati - che avrebbero ordinato ai tre terroristi, allora ragazzini - di installare la bomba nella stazione. Lo stesso Fioravanti, dichiaratosi colpevole di tutti i reati contestati tranne che della strage di Bologna, ribadisce tuttora, da uomo libero, che lui e la moglie non c'entrano con quell'eccidio. L'ex terrorista "nero" si spinge fino a chiedere una rilettura del processo per la strage, per "cercare la sua verità storica". Il fondatore dei Nar ha detto all'Adnkronos: «Parte di questo lavoro forse la farà la magistratura, ma poi ci sono altre parti di questo lavoro che devono esser fatte da intellettuali, storici, giornalisti. Io non sono tra quelli che pensano che se una cosa non è stata scritta dai tribunali non esiste». E ha concluso: «I tribunali hanno fatto la loro parte, hanno fatto un processo vent'anni fa con gli elementi che erano noti allora. Sono passati anni e adesso vengono a galla nuovi elementi. Altri, non necessariamente dei magistrati, dovrebbero rivedere quel contesto. Io non ho più motivi personali, non temo più niente, quello che doveva succedermi è successo. Spero che per il bene di tutti noi, del Paese, di un po' di conoscenza condivisa, qualcuno abbia tempo e modo di ragionare sulle cose nuove che stanno venendo fuori».
Quella tragedia che scosse l'Italia - 2 agosto 1980, ore 10,25. Una bomba viene fatta brillare nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. 85 persone perdono la vita, 200 rimangono ferite. Le prove raccolte dagli inquirenti porteranno alla condanna in primo grado (1987-88) di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, accusati di aver portato la bomba, e di Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco per avere, rispettivamente, fornito l'esplosivo e fatto da basista. In appello (1989-90) gli imputati saranno tutti assolti. Il secondo processo prende il via nel '92. In secondo appello Mambro, Fioravanti e Picciafuoco sono condannati all'ergastolo. Una sentenza definitiva, in cassazione, vedrà Mambro e Fioravanti condannati all'ergastolo con l'accusa di essere stati gli esecutori materiali dell'attentato, sebbene a tutt'oggi negano di aver preso parte a quel massacro.
La notizia del ritorno in libertà dell'ex terrorista, insieme con lo strascico di indignazione che si porta dietro per via della disapprovazione provata da più parti nei confronti dell'epilogo della vicenda giudiziaria di Fioravanti, si inserisce in quel clima, avvertito proprio ieri, come vuole una tradizione che dura ormai da anni, nel corso della commemorazione per le 85 vittime della strage, che ha rivelato come la Nazione non ha saputo né voluto dimenticare l'orrore che Bologna provò quella terribile mattina di agosto. Ieri le polemiche hanno preso di mira il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, delegato a rappresentare il governo alla cerimonia, interrotto nel suo discorso da una contestazione dai toni molto forti. "Ai politici non importa niente delle tragedie della gente", recitava uno dei tanti cartelloni mostrati nel piazzale della stazione, a sottolineare che, al di là del fatto che la strage di Bologna fu opera di terroristi di estrema destra, la polemica si estende al governo in generale, lo stesso che tarda a completare i risarcimenti ai feriti a cinque anni dall'approvazione dell'apposita legge, come ha ricordato il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi.
Ma ad aggiungere legna al fuoco delle polemiche, adesso, è proprio la liberazione di Fioravanti. I
familiari delle vittime, i 200 superstiti e le migliaia di cittadini italiani che ogni giorno convivono con il triste ricordo di quanto avvenne il 2 agosto 1980, infatti, non possono accettare il fatto che quel «fine pena mai», impresso sui fascicoli relativi all'ex terrorista, sia stato "aggirato" da una costituzione che prevede per gli ergastolani che abbiano trascorso 26 anni in cella (in realtà molti di meno per via dell'abbuono di tre mesi per ogni anno) la libertà condizionale se hanno tenuto «un comportamento tale da farne ritenere sicuro il ravvedimento». A quel punto, la legge prevede cinque anni di prova senza rientrare in carcere nemmeno la notte, durante i quali restano il divieto di allontanarsi dal Comune di residenza e altri obblighi. Fioravanti, arrestato nel 1981, ottenne quello "sconto" a primavera del 2004, e quindi adesso la sua pena è completamente estinta.Anche gli altri due condannati per la strage di Bologna sono vicini alla liberazione: Francesca Mambro, è in condizionale da quasi un anno; Luigi Ciavardini, per il quale la sentenza definitiva è arrivata solo nel 2007, è semilibero dal mese di marzo.
Insomma, sentenze definitive incomprensibili e ingiuste agli occhi dell'Associazione "2 agosto 1980", che non a caso per il 29esimo anniversario ha scelto uno slogan pungente: «La certezza della pena in questo Paese è riservata esclusivamente alle vittime e ai loro familiari».
Da parte sua, intervistato dall'Adnkronos, Fioravanti ha commentato l'epilogo della sua vicenda giudiziaria affermando che «dovremmo anche ricordarci che la nostra Costituzione, non a caso, è stata scritta da ex terroristi, da persone che fino al '43 erano considerate ufficialmente dei terroristi. Alcuni di questi "ex terroristi" - ha sottolineato Fioravanti - sono stati anche condannati a morte e poi hanno avuto occasione di scrivere la Costituzione e l'hanno scritta in questo modo. Quindi non è un caso, forse, che la nostra Carta abbia previsto questi meccanismi di riabilitazione».
Ad ogni modo, se la vicenda giudiziaria di Fioravanti ha scatenato le ire dell'associazione dei familiari delle vittime e di tanti cittadini italiani, che parlano di un "errore" commesso anni fa quando fu concessa la condizionale all'ex terrorista senza che sussistesse il requisito fondamentale del ravvedimento (il pluriergastolano si è sempre dichiarato innocente), c'è chi vede in questo finale un raro esempio di speranza per lo stato di diritto in Italia. E' quello che sostengono i Radicali, che considerano quello dell'ex terrorista un caso esemplare. Marco Cappato, del comitato nazionale del movimento, ha affermato: "Il suo caso rappresenta uno dei rarissimi esempi di speranza per lo stato di diritto in Italia». E ha aggunto: «In Italia ci sono circa 200.000 reati che vanno in prescrizione ogni anno, di cui 100.000 sarebbero stati giudicati colpevoli. È questa la vergogna e l'infamia della giustizia in questo paese».
Ma il dibattito sulla strage di Bologna è sempre stato alimentato anche da un altro versante, quello di chi si ostina a cercare quel pezzo di verità necessario a fare luce sulle zone d'ombra che in parte oscurano il caso. Ci si chiede, per esempio, chi fossero i mandanti e gli intermediari - mai intercettati - che avrebbero ordinato ai tre terroristi, allora ragazzini - di installare la bomba nella stazione. Lo stesso Fioravanti, dichiaratosi colpevole di tutti i reati contestati tranne che della strage di Bologna, ribadisce tuttora, da uomo libero, che lui e la moglie non c'entrano con quell'eccidio. L'ex terrorista "nero" si spinge fino a chiedere una rilettura del processo per la strage, per "cercare la sua verità storica". Il fondatore dei Nar ha detto all'Adnkronos: «Parte di questo lavoro forse la farà la magistratura, ma poi ci sono altre parti di questo lavoro che devono esser fatte da intellettuali, storici, giornalisti. Io non sono tra quelli che pensano che se una cosa non è stata scritta dai tribunali non esiste». E ha concluso: «I tribunali hanno fatto la loro parte, hanno fatto un processo vent'anni fa con gli elementi che erano noti allora. Sono passati anni e adesso vengono a galla nuovi elementi. Altri, non necessariamente dei magistrati, dovrebbero rivedere quel contesto. Io non ho più motivi personali, non temo più niente, quello che doveva succedermi è successo. Spero che per il bene di tutti noi, del Paese, di un po' di conoscenza condivisa, qualcuno abbia tempo e modo di ragionare sulle cose nuove che stanno venendo fuori».
Quella tragedia che scosse l'Italia - 2 agosto 1980, ore 10,25. Una bomba viene fatta brillare nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. 85 persone perdono la vita, 200 rimangono ferite. Le prove raccolte dagli inquirenti porteranno alla condanna in primo grado (1987-88) di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, accusati di aver portato la bomba, e di Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco per avere, rispettivamente, fornito l'esplosivo e fatto da basista. In appello (1989-90) gli imputati saranno tutti assolti. Il secondo processo prende il via nel '92. In secondo appello Mambro, Fioravanti e Picciafuoco sono condannati all'ergastolo. Una sentenza definitiva, in cassazione, vedrà Mambro e Fioravanti condannati all'ergastolo con l'accusa di essere stati gli esecutori materiali dell'attentato, sebbene a tutt'oggi negano di aver preso parte a quel massacro.
Foto tratte da Corriere.it








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